Preventivo per un sito web: le 14 voci da controllare prima di firmare
Due preventivi per lo stesso sito possono differire di cinque volte, ed entrambi essere onesti: stanno descrivendo lavori diversi. Questa è la lista di controllo per capire cosa stai comprando davvero.
Cristian Laporta3 settembre 202610 min di letturaSiti web
In un preventivo per un sito web devono essere scritti in modo esplicito: numero di pagine, chi scrive i testi, chi fornisce le immagini, quanti giri di revisione sono inclusi, chi resta intestatario del dominio, cosa comprende la manutenzione e cosa succede alla fine del rapporto. Se una di queste voci manca, non è un dettaglio: è il punto in cui nascerà la discussione.
Chi compra un sito lo fa una volta ogni cinque o sei anni, e non ha modo di sapere cosa è normale. Chi lo vende lo fa tutti i giorni. Questo squilibrio non si colma leggendo tre preventivi: si colma sapendo quali domande fare. Ecco le voci che, nella nostra esperienza, separano un progetto sereno da uno che finisce a discutere.
1. Quante pagine, e quali
«Sito vetrina» non è un'unità di misura. Deve esserci l'elenco delle pagine previste, con nome. Cinque pagine e quindici pagine sono lavori diversi, e la differenza va vista prima, non quando chiedi la sedicesima.
Domanda da fare: «Se durante il progetto serve una pagina in più, quanto costa?» Una risposta chiara ora vale più di uno sconto.
2. Chi scrive i testi
È la voce che fa slittare più progetti in assoluto. Nella maggior parte dei preventivi i testi li fornisce il cliente, ma quasi nessuno lo legge — e poi il sito resta fermo tre mesi ad aspettare le descrizioni dei servizi. Deve essere scritto: testi a carico del cliente, oppure inclusi e quanti, oppure a preventivo separato.
3. Chi fornisce le immagini, e con quale licenza
Se le immagini le mette il fornitore, chiedi da dove vengono e con quale licenza. Le foto prese da Google e messe su un sito aziendale sono una richiesta di risarcimento in attesa di arrivare, e arriva al titolare del sito, non a chi l'ha costruito. Le opzioni sane sono tre: foto tue, banche immagini con licenza commerciale, oppure grafiche realizzate su misura.
4. Quanti giri di revisione sono inclusi
Senza un numero, la revisione è infinita per il cliente e insostenibile per il fornitore: finisce male per entrambi. Due o tre giri sulla grafica e uno sui contenuti è lo standard onesto. Oltre, si conta a ore, e va scritto quanto costano.
5. Su cosa è costruito
WordPress, un tema comprato, una piattaforma in abbonamento, codice scritto a mano: sono scelte legittime ma molto diverse per costo di manutenzione e libertà futura. Deve essere scritto quale, e devono essere elencati eventuali componenti a pagamento con il loro canone annuale — perché quel canone lo pagherai tu, ogni anno, anche quando il fornitore non ci sarà più.
6. Chi è intestatario del dominio
Il dominio deve essere intestato a te o alla tua azienda. Sempre. Un fornitore può gestirlo tecnicamente, ma l'intestazione è tua: è il tuo indirizzo, e se un giorno cambi fornitore ti serve poterlo spostare senza chiedere il permesso. Verificalo pubblicamente, non fidarti della risposta a voce.
Come si controlla: cerca «whois» seguito dal tuo dominio, oppure interroga il registro .it sul sito del NIC. L'intestatario deve essere il tuo nome o la tua ragione sociale.
7. Dove sta il sito e quanto costa tenerlo online
Hosting e certificato di sicurezza sono compresi nel primo anno? Dal secondo quanto costano? Se il fornitore rivende un hosting suo, chiedi se è possibile spostarsi altrove. Un sito che si può spostare vale più di uno che non si può, anche se non lo sposterai mai.
8. Cosa comprende la manutenzione
«Manutenzione» da sola non vuol dire niente. Deve elencare: aggiornamenti dei componenti, backup con che frequenza e per quanto tempo conservati, monitoraggio, tempo di intervento in caso di problemi, quante ore di modifiche sono incluse al mese. Un contratto di manutenzione senza queste voci è un abbonamento a niente.
9. La velocità e i requisiti tecnici
Un sito lento perde visitatori e posizioni. Se nel preventivo non c'è nessun riferimento alle prestazioni, chiedi che venga aggiunto un impegno verificabile — per esempio un punteggio minimo su uno strumento pubblico come PageSpeed Insights, misurato da telefono e non da desktop. È una richiesta ragionevole e chi lavora bene la accetta volentieri.
10. Cosa si intende per «ottimizzato SEO»
Compare in quasi tutti i preventivi e quasi mai significa la stessa cosa. Le attività concrete sono: struttura di titoli e descrizioni, indirizzi delle pagine leggibili, dati strutturati, mappa del sito, collegamento a Search Console, testi scritti su ricerche reali. Fatti dire quali di queste sono incluse. «Ottimizzato SEO» senza elenco vuol dire che qualcuno ha installato un componente e l'ha lasciato con le impostazioni di serie.
11. Accessibilità e adempimenti
Se sei un ente pubblico o un'azienda sopra una certa dimensione, l'accessibilità non è un extra: è un obbligo con sanzioni. Anche fuori da quei casi, un sito accessibile è un sito che funziona per più persone. Chiedi almeno il rispetto delle linee guida internazionali di livello AA, e chiedi come verrà verificato.
12. Cookie, privacy e moduli di contatto
Un modulo di contatto raccoglie dati personali: servono informativa, base giuridica e un banner che funzioni davvero, cioè che non attivi nulla prima del consenso. Nel preventivo deve esserci chi se ne occupa. È una voce piccola che, se manca, resta scoperta per anni.
13. Come sono legati i pagamenti
Il modo sano è legare le rate a consegne verificabili — grafica approvata, sviluppo completato, messa online — e non a date del calendario. Protegge il cliente da progetti che non avanzano e il fornitore da progetti che si fermano perché mancano i materiali. Un acconto fra il 30 e il 50% è normale; il 100% in anticipo no.
14. Cosa succede quando finisce
La domanda più scomoda e la più utile: se un domani cambio fornitore, cosa mi porto via? La risposta corretta comprende accesso completo al sito, esportazione dei contenuti, trasferimento del dominio e, se il codice è su misura, il codice stesso. Se questa risposta è vaga, il resto del preventivo conta poco.
I segnali che qualcosa non va
- Un prezzo unico senza dettaglio. «Sito web completo: 2.500 €» non è un preventivo, è un numero.
- Il dominio intestato all'agenzia «per comodità di gestione».
- Pagamento pieno in anticipo prima di aver visto anche solo una bozza.
- Nessuna data di consegna, nemmeno indicativa, e nessuna fase intermedia.
- Garanzie sulle posizioni Google. Nessuno può garantire una posizione: chi lo fa sta vendendo qualcos'altro.
- Nessuna domanda su di te. Chi manda un preventivo senza aver chiesto chi sono i tuoi clienti sta vendendo un modello, non un progetto.
E quanto dovrebbe costare, alla fine
| Tipo di sito | Cosa comprende | Fascia indicativa |
|---|---|---|
| Vetrina essenziale | 4–6 pagine, testi forniti dal cliente, modulo di contatto | 1.200 – 3.000 € |
| Sito aziendale | 10–20 pagine, grafica su misura, testi curati, SEO tecnico | 3.500 – 9.000 € |
| Sito con contenuti | Il precedente più magazine, casi studio, più lingue | 9.000 – 20.000 € |
| E-commerce | Catalogo, pagamenti, spedizioni, collegamento al magazzino | 6.000 – 30.000 € |
Sono fasce di mercato, non listini: servono a capire se un preventivo è fuori scala in un senso o nell'altro. Un preventivo molto sotto la fascia non è un affare — di solito significa che qualcosa che credi incluso non lo è.
Domande frequenti
Quanto costa un sito web nel 2026?
Un sito vetrina essenziale sta fra 1.200 e 3.000 €, un sito aziendale curato fra 3.500 e 9.000 €, un e-commerce fra 6.000 e 30.000 € secondo catalogo e integrazioni. Le differenze grandi dipendono quasi sempre da chi scrive i testi, quante pagine sono previste e quanto è personalizzata la grafica.
Il dominio deve essere intestato a me o all'agenzia?
A te o alla tua azienda, sempre. L'agenzia può gestirlo tecnicamente, ma l'intestazione deve essere tua: è il tuo indirizzo e ti serve poterlo spostare senza chiedere permesso. Si verifica pubblicamente con una ricerca whois sul dominio.
Cosa deve comprendere la manutenzione di un sito?
Aggiornamenti dei componenti, backup (con frequenza e conservazione dichiarate), monitoraggio, un tempo di intervento in caso di problemi e un monte ore di modifiche incluse. Senza queste voci scritte, «manutenzione» non indica niente di verificabile.
È normale pagare tutto in anticipo?
No. Un acconto fra il 30 e il 50% è la prassi, con il resto legato a consegne verificabili: grafica approvata, sviluppo completato, messa online. Legare le rate a risultati invece che a date protegge entrambe le parti.
Un'agenzia può garantirmi la prima posizione su Google?
No, e chi lo promette sta vendendo altro. Si possono garantire le attività — struttura tecnica, contenuti, dati strutturati, velocità — e si possono misurare i risultati nel tempo, ma la posizione dipende da un algoritmo di terzi e dalla concorrenza.
Cosa mi porto via se cambio fornitore?
In un rapporto sano: accesso completo al sito, esportazione dei contenuti, trasferimento del dominio e, se il lavoro è su misura, il codice sorgente. Chiedilo prima di firmare e fattelo scrivere: è la domanda che rivela di più sulla natura del rapporto.