Come scegliere l'hosting per un sito aziendale (senza pagare per aria)

Le offerte si somigliano tutte e usano le stesse parole: illimitato, veloce, sicuro. Ecco le cinque voci che distinguono un hosting che regge da uno che ti farà perdere clienti.

Cristian Laporta30 agosto 20269 min di letturaSiti web

Armadi di server in un centro dati

Per un sito aziendale servono cinque cose: risorse dichiarate in numeri (non «illimitato»), server in Unione Europea, backup automatici con ripristino incluso, certificato di sicurezza rinnovato da solo e assistenza che risponde in italiano entro poche ore. La fascia sensata sta fra 60 e 300 € l'anno: sotto si risparmiano decine di euro e si rischiano giorni di sito offline.

L'hosting è la voce più noiosa di un progetto web e una delle poche che può mandare tutto il resto in fumo. Un sito bellissimo su un server lento è un sito lento; un sito su un server che va giù il venerdì sera è un sito che torna il lunedì. Vale la pena spendere dieci minuti a capire cosa si sta comprando.

Le tre parole da tradurre

Cosa dice l'offertaCosa significa in praticaCosa chiedere
Spazio illimitatoNessun limite dichiarato sul disco, ma limiti severi su altro (file, processi, database)Quanti file (inode) posso avere?
Traffico illimitatoNessun contatore, ma il servizio viene rallentato o sospeso oltre una soglia non scrittaCosa succede se supero la media?
Server velociNon vuol dire nienteQuanta memoria e quanti processi ho a disposizione?

Un hosting condiviso mette centinaia di siti sulla stessa macchina. Non è un problema di per sé — la maggior parte dei siti aziendali ci sta benissimo — ma diventa un problema quando i limiti non sono scritti: te ne accorgi il giorno in cui il sito rallenta e nessuno sa dirti perché.

Le cinque voci che contano

1. Risorse dichiarate in numeri

Memoria disponibile, numero di processi contemporanei, limite di file, versione del linguaggio e del database. Un fornitore serio li scrive; uno che risponde «illimitato» a tutto sta nascondendo il limite che ti fermerà.

2. Dove stanno fisicamente i server

Conta per due motivi. La velocità: un server vicino ai visitatori risponde prima, e la differenza si sente su connessioni mobili. E gli adempimenti: se il sito raccoglie dati personali, avere i server in Unione Europea semplifica molto la vita. Chiedi la città, non il continente.

3. Backup: frequenza, conservazione e ripristino

«Backup inclusi» non basta. Servono tre risposte: ogni quanto vengono fatti, per quanti giorni si conservano, e quanto costa il ripristino. Alcuni fornitori fanno i backup gratis e fanno pagare il ripristino — cioè fanno pagare l'unico momento in cui il backup serve. Chiedilo prima.

La prova che nessuno fa. Un backup che non è mai stato ripristinato non è un backup: è una speranza. Chiedi di provare un ripristino su un ambiente di prova prima di mettere il sito in produzione, o almeno nei primi mesi.

4. Certificato di sicurezza automatico

Il lucchetto nella barra degli indirizzi oggi è obbligatorio: senza, i browser mostrano un avviso e i motori penalizzano. Deve essere incluso e soprattutto rinnovato automaticamente. I certificati scaduti perché nessuno ha cliccato un pulsante sono una delle cause più frequenti di siti improvvisamente inaccessibili.

5. Assistenza che risponde davvero

Cerca due cose: la lingua e il tempo di risposta dichiarato. Un modulo di contatto senza tempi è un modulo di contatto. E prova prima di comprare: scrivi una domanda tecnica e guarda quanto ci mettono e se rispondono nel merito.

Quanto costa, per tipo di sito

Tipo di sitoCosa serveCosto annuo
Vetrina, poche visiteHosting condiviso con risorse dichiarate60 – 120 €
Sito aziendale con contenutiCondiviso di fascia alta o gestito120 – 300 €
Negozio onlineGestito o server dedicato, con backup giornalieri300 – 1.200 €
Gestionale o applicazioneServer virtuale dedicato, dimensionato sul carico400 – 2.500 €

Sotto i 60 € l'anno per un sito aziendale si risparmiano poche decine di euro e si comprano rischi: risorse minime, assistenza inesistente, backup fumosi. È il tipico risparmio che costa caro il giorno in cui serve.

I segnali che è ora di cambiare

  • Il sito è lento e nessuno sa dirti perché. Se l'assistenza risponde «dipende dal tuo sito» senza dati, il problema è l'assistenza.
  • Interruzioni ricorrenti, anche brevi. Una all'anno capita; una al mese è un sistema che non regge.
  • Versioni vecchie del linguaggio che non puoi aggiornare. È un problema di sicurezza, non di comodità.
  • Non puoi accedere ai file o al database. Un hosting che non ti dà le chiavi di casa tua è un hosting da lasciare.
  • Il costo del rinnovo è il triplo del primo anno. Legittimo, ma è il momento di confrontare.

Come si cambia senza disservizi

  1. Attiva il nuovo prima di disdire il vecchio. Devono convivere per qualche giorno.
  2. Copia tutto e prova sul nuovo con un indirizzo temporaneo: file, database, caselle email.
  3. Abbassa il tempo di validità dei record DNS a 300 secondi il giorno prima: il cambio si propaga in minuti invece che in ore.
  4. Sposta le email con attenzione. È la parte che si rompe più spesso e quella che si nota subito.
  5. Cambia i DNS in un momento tranquillo e tieni il vecchio attivo un'altra settimana.
  6. Controlla i moduli di contatto dopo il cambio: l'invio delle email è la funzione che smette di funzionare più silenziosamente.

Domande frequenti

Quanto deve costare l'hosting di un sito aziendale?

Fra 60 e 120 € l'anno per un sito vetrina, fra 120 e 300 € per un sito aziendale con contenuti, da 300 € in su per un negozio online. Sotto i 60 € si risparmiano poche decine di euro e si comprano risorse minime, assistenza inesistente e backup su cui è meglio non contare.

«Spazio illimitato» esiste davvero?

No. Il disco può non avere un limite dichiarato, ma esistono sempre limiti su numero di file, processi contemporanei e memoria: sono quelli che ti fermeranno. Un fornitore serio li scrive in chiaro; se a ogni domanda risponde «illimitato», sta nascondendo il vincolo vero.

I server devono essere in Italia?

In Italia non è obbligatorio, in Unione Europea è fortemente consigliato se il sito raccoglie dati personali, perché semplifica gli adempimenti. Sulla velocità conta la vicinanza ai visitatori: per un pubblico italiano un server europeo va benissimo.

Cosa devo chiedere sui backup?

Tre cose: ogni quanto vengono fatti, per quanti giorni sono conservati e quanto costa il ripristino. Alcuni fornitori includono i backup ma fanno pagare il ripristino, cioè l'unico momento in cui servono. E chiedi di provarne uno: un backup mai ripristinato non è un backup.

Cambiare hosting fa perdere posizioni su Google?

No, se il cambio è pulito: gli indirizzi restano gli stessi e cambia solo il server. Un miglioramento della velocità è semmai un vantaggio. I problemi nascono quando il sito resta irraggiungibile per ore durante il passaggio, o quando si rompe qualcosa senza accorgersene.

Meglio hosting condiviso o server dedicato?

Per un sito vetrina o aziendale, un condiviso di buona qualità con risorse dichiarate è più che sufficiente. Un server dedicato o virtuale serve quando ospiti un negozio online con traffico costante, un gestionale, o quando hai bisogno di configurazioni che il condiviso non permette.

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